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Educazione Civile > La nostra proposta
Cittadini non si nasce si diventa
Proposta di introduzione dell’EDUCAZIONE CIVILE
nei Programmi della Scuola Italiana.
L’Educazione Civile proposta come materia autonoma (oltre che trasversale e interdisciplinare) per l’intero percorso formativo, allo scopo di costruire la figura del buon cittadino attraverso un’educazione che si ispiri ai valori laici e ai principi della Costituzione, impartita per 2 ore consecutive settimanali da un insegnante con preparazione specifica, secondo una metodologia teorico-pratico/operativa, che consenta la crescita di comportamenti civili e responsabili e contribuisca all’integrazione e all’educazione democratica e pluralista anche degli alunni stranieri.
La nostra associazione E d u c a C i , nata a Milano nel 2005 e formata da operatori della scuola e della società civile, propone di introdurre nei programmi scolastici ministeriali la disciplina Educazione Civile.
Tale disciplina dovrebbe configurarsi come materia autonoma (ma nel contempo anche trasversale e interdisciplinare) e dovrebbe accompagnare l’intero percorso formativo degli alunni, dalla scuola materna fino alla conclusione degli studi negli Istituti Superiori.
Obiettivo della proposta è quello di costruire la figura del “buon cittadino”, il cui profilo ideale viene così descritto: E’ dotato di pensiero aperto, libero, autonomo. Conosce la Costituzione e i suoi principi ispiratori, l’organizzazione democratica dello Stato e la funzione delle varie Istituzioni. Comprende i meccanismi sempre più complessi che regolano la società. Nutre valori per i quali l’interesse collettivo merita attenzione quanto quello personale e privato, talvolta di più. Rispetta le leggi e le norme. Coltiva le virtù civiche: l’appartenenza, la solidarietà, l’impegno, lo spirito di servizio, il senso di responsabilità. Ha fiducia negli altri, li rispetta e rispetta la loro libertà, come rispetta i beni pubblici, che appartengono a tutti.
La proposta nasce:
L’opportunità di inserire l’Educazione Civile nei programmi scolastici deriva, inoltre, dalla verifica dei risultati insufficienti conseguiti finora dalla Scuola pubblica nella formazione dell’uomo e del cittadino, come è attestato da ricerche di autorevoli istituzioni.
Nel passato l’Educazione Civica, introdotta nella scuola media unica nel 1963, ebbe infatti scarso sviluppo, giacché era abbinata all’insegnamento della Storia, materia i cui programmi ne limitarono di fatto l’attuazione.
La recente riforma del ministro Moratti ha addirittura eliminato la disciplina “Educazione civica” dalla classe di concorso A/043 (una volta definita “Italiano, Storia, Educazione civica e Geografia” e oggi diventata “Italiano, Storia e Geografia”). Attualmente, nella nostra scuola, è presente l’Educazione alla Convivenza Civile configurata come un insieme di obiettivi generali trasversali a tutte le discipline curricolari e, pertanto, destinata a rimanere per lo più astratta e impraticabile, non trovando i necessari spazi specifici per la sua realizzazione.
L’Educazione Civica e l’Educazione alla Convivenza civile non corrispondono, inoltre, alla pienezza degli obiettivi formativi connessi alla Educazione Civile che E d u c a C i propone.
Il termine civico, infatti, significa semplicemente attinente al civis, con riferimento al rapporto del cittadino con le leggi dello Stato e con l’organizzazione politica e amministrativa della società: l’Educazione Civica sensibilizzava solo in direzione dei problemi connessi alle strutture sociali organizzate, sia a livello nazionale che internazionale, ed aveva lo scopo di rendere l’educando consapevole di quei problemi e della necessità di operare per risolverli nel migliore dei modi, con la partecipazione attiva e diretta.
L’Educazione alla Convivenza Civile della recente riforma è, dal canto suo, un insieme di obiettivi generali (che vanno dall’educazione alla cittadinanza, stradale, ambientale, a quella alimentare, alla salute e alla affettività ) con cui si passa da una idea di educazione intesa come formazione del cittadino soggetto attivo nell’ambito della vita collettiva (politica, economica, sociale), a quella di una educazione in cui si privilegia la sfera individuale e interpersonale. Tali obiettivi, pur mirando “a rendere l’educando consapevole di essere titolare di diritti ma anche di essere soggetto a doveri per lo sviluppo qualitativo della convivenza civile”, non definiscono sufficientemente i fini etico-civili dell’educazione da impartire nella scuola pubblica.
L’Educazione Civile che noi proponiamo, invece, va non solo riferita al rapporto del civis con le leggi che regolano la società, ma anche e soprattutto al rapporto con la legge morale che è interna all’uomo, attinente essenzialmente ai valori laici e ai principi ispiratori della nostra Costituzione Repubblicana: rispetto della dignità della persona, libertà , giustizia, democrazia, uguaglianza, tolleranza, solidarietà, ecc.. L’insieme delle educazioni che noi proponiamo ( costituzionale, alla cittadinanza democratica e pluralista, alla non violenza e alla pace, alla legalità, alla identità storico-artistica, ambientale, televisiva e multimediale, ecc. ) ci pare maggiormente adeguato alla complessità e alle urgenze educative del nostro tempo.
Inoltre la nostra proposta di Educazione Civile si caratterizza in modo innovativo soprattutto per l’adozione di una metodologia di tipo teorico – pratico/operativo, la sola capace di incidere in modo proficuo e durevole nell’assunzione di comportamenti civili e responsabili propri di cittadini degni del nome. Infatti il passaggio dai contenuti ai comportamenti civilmente virtuosi può avvenire solo attraverso il collegamento tra insegnamento teorico e attività operative, che vedano l’alunno coinvolto in modo attivo e personale.
Sottolineiamo che, in virtú del numero sempre crescente di alunni provenienti da Paesi stranieri, l’introduzione dell’Educazione Civile nella scuola italiana costituirebbe un fondamentale contributo all’integrazione degli alunni stranieri, obiettivo irrinunciabile per il futuro della democrazia e della salvaguardia dei diritti civili.
Infine l’Educazione Civile, come materia autonoma, considerata la metodologia pratico-operativa che la caratterizza, dovrebbe essere impartita per almeno due ore consecutive settimanali e dovrebbe essere affidata a docenti muniti di preparazione specifica, secondo un piano di formazione universitaria che preveda una specializzazione ad hoc. Mentre come percorso formativo inter e trans disciplinare dovrebbe riguardare gli insegnanti di tutte le materie.
Noi pensiamo a docenti motivati: sia da una adeguata considerazione istituzionale del ruolo loro affidato, sia da una consequenziale e rinnovata stima sociale. Pensiamo soprattutto a nuovi professionisti tesi al recupero e al rinvigorimento dei valori fondanti del fare scuola: che sono quelli connessi alla consapevolezza dell’alto servizio civile loro assegnato come educatori delle nuove generazioni chiamate a contribuire alla rinascita e alla rifondazione della società italiana.
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Cfr per la documentazione della ricerca dell’Istituto Cattaneo di Bologna “Diventare grandi in tempo di cinismo” di Roberto Cartocci, Il Mulino 2002, che fornisce dati eloquenti sul “deficit di risorse civili” dei nostri giovani alla vigilia della maturità.